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I RICETTARI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE |
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Cucina Classica Moderna
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Scritto da Damiano Savin
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Una perfetta padrona di casa è anche una donna che sa gestire al meglio i denari del proprio sposo. Se, in tempi normali, questo non implica generalmente un onere eccessivo, diventa un’impresa eroica in tempo di guerra. I primi libri di cucina per i “magri tempi di guerra” risalgono a poco dopo la Rivoluzione francese. In Italia appaiono invece solo verso la fine della prima guerra mondiale. In quegli anni escono Cucina buona in tempi cattivi, Cento ricette di cucina igienica senza carne, l’Orto di guerra, Cucina di guerra, e così via. L’arte dell’arrangiarsi a quel punto non riguarda più solo le donne, ma anche le istituzioni. Alcune di esse, come la Commissione provinciale per la propaganda patriottica e per la limitazione dei consumi di Bergamo, si sentono in dovere di “dare gli opportuni aiuti alla classe popolare, esposta alle più dure prove della guerra”, e lo fanno chiamando in soccorso l’Associazione nazionale cucinieri, perché mandi loro ricette economiche e pratiche, che vengono pubblicate nel volume Cucina di guerra del 1917. Si tratta di ricette dove, ovviamente, zuppe, minestre, polente, frattaglie, aringhe e baccalà la fanno da padrone.
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